giovedì 29 luglio 2010

Gaia: artigiana feltraia per vocazione

Chi lascerebbe il proprio lavoro per avventurarsi in un progetto incerto, antico ma sconosciuto, affascinante ma poco apprezzato dalla moda, impegnativo, lungo, senza orari ma con il piacere e la soddisfazione che solo i lavori manuali e creativi possono dare?

Al giorno d'oggi pochi azzarderebbero un mossa come questa ma Gaia non ha dubbi: questa, dice, è la vita che voglio e non ho nessuna intenzione di tornare indietro!


Prima di tutto conosciamo la materia prima con cui Gaia lavora: la lana.
Ma non lana qualsiasi lana rigorosamente italiana, la stessa che i pastori sono costretti a smaltire come rifiuto speciale perchè nessun mercato è interessato ad acquistarla; da quando si è diffusa la lana di pecore Merinos tutte le altre varietà di lana non sono più apprezzate e hanno perso mercato.
La lana delle percore italiane si lavora con più difficoltà e non è l'ideale per creare abiti, lo è invece per realizzare accessori, pantofole, borsette, assorbenti, pannolini, termhos...

Ovviamente non si usa la lana grezza appena tosata ma il prodotto che se ne ricava dopo averla lavorata a lungo secondo modalità ci cui parleremo in seguito.
La lana grezza è selvatica, indomabile, senza forma e senza peso, contiene una moltitudine di corpi estranei ed emana un odore caratteristico di selvaggio e di libero. Chiamare tessuto questo caotico ammasso di peli è prematuro se non fosse che Gaia con semplicità e maestria lo lava, lo pettina e ne fa uscire una palla cotonata, morbida e pulita!

Il lavoro di infeltrimento comincia in questo momento e tutti i partecipanti fremono per scoprire i segreti di un lavoro artigianale ormai scomparso, le teste protese verso il tavolo osservano gli strumenti del mestiere: lana pettinata bianca (cioè del colore naturale), spazzola di plastica da “lavandaie”, acqua calda e saponetta.
La procedura è questa:
• con le mani si lavora la lana in modo da creare dei fogli da sovrapporre uno all'altro, i fogli avranno la forma che servirà a creare l'oggetto finale (nel nostro caso un grande rettangolo per formare una borsetta)
• gli strati si posizionano uno sull'altro cercando di separarli bene e facendo attenzione a non lasciare buchi tra uno strato e l'altro
• successivamente si immerge la spazzola di plastica nell'acqua calda e si versa a pioggia l'acqua che con essa si raccoglie
• si impugna la saponetta (meglio sapone di marsiglia) e la si passa grossolanamente su tutta la superficie creata dalla lana
• con le mani si “stira” il tessuto umido in continuazione
• si ripetono le operazioni continuamente fino a quando la forma comincia a diventare compatta e consistente e si nota che le fibre si sono incastrate saldamente tra di loro (questa procedura richiede molto tempo anche un'oretta!ma la si può fare in gruppo come noi o con i bimbi)
il processo simula la capacità dei capelli di diventare rasta, infatti tutti i capelli e i peli possono assumere questa struttura ma la lana è in assoluto il “pelo” migliore per gli scopi cui è destinata!

Chi ha le mani delicate dovrebbe usare i guanti in quanto un lungo contatto con saponette e acqua possono seccare molto la pelle.
Saponetta e acqua servono ad aprire le fibre del pelo che in questo modo si incastra nelle fibre del pelo vicino e questo incasto a catena serve a cementare le fibre tra loro e a rendere il feltro un tessuto particolarmente resistente, versatile e facile da lavorare.

Altra caratteristica del feltro naturale e locale è quella di possedere la sua naturale quantità di lanolina, sostanza indispensabile a proteggere il manto delle pecore e che rende la loro pelliccia idrorepellente e autopulente.
La prova dell'efficacia di questa proprietà è tangibile usando gli assorbenti lavabili che produce Gaia; io li ho provati e magia! Qualsiasi macchia (e voi sapete di quali macchie parlo) scompare se si lascia in ammollo il sopracitato accessorio femminile in acqua fredda qualche ora.
Vi giuro che non resta traccia di nulla e non serve strofinare o usare detersivi (tra l'altro operazioni sconsigliatissime con il feltro); siamo di fronte quindi ad un tessuto incredibile e ad altissimo valore etico.
Chi volesse poi regalare ai propri figli l'esperienza di fare pipì all'interno di una mutandina di lana grezza può acquistare i pannolini lavabili di Gaia dal suo sito:
www.gaiadilana.com

Gaia produce a mano splendide pantofole, borse e accessori vari e se girate le fiere del settore naturale la potreste trovare mentre lavora la sua amata lana dietro ad uno stand in mezzo al caos e alla folla...io l'ho conosciuta così.

Utilizzando e lavorando lana italiana Gaia:
• recupera un rifiuto
• lo trasforma in oggetti utili biodegradabili
• utilizza prodotti locali, a km zero e a filiera cortissima
• sostiene l'economia rurale e gratifica i pastori che preferiscono barattare la lana con Gaia piuttosto che gettarla come fosse un qualsiasi pattume inutile
• cosa incredibile nessuna fase della lavorazione crea inquinamento, non si utilizza nessuna sostanza capace di uccidere forme di vita (se non si tiene conto dei parassiti ovini!), non vengono utilizzate macchine o strumenti elettrici ma solo lavoro manuale ed energia umana
• Gaia si autosostiene e aiuta a sostenere la sua comunità
• Gaia è l'esempio di come un lavoro si può inventare, costruire giorno per giorno e soprattutto di come un mestiere possa regalare soddisfazioni e gratificazioni indipendentemente dalla busta paga
Conoscere Gaia è stata una grande fortuna, Gaia appartiene al patrimonio umano da salvaguardare e sostenere perchè quando scompariranno gli artigiani e gli antichi saperi tutti noi saremo più poveri e più incapaci che mai!
La più grande libertà non è vivere circondati da comodità e beni materiali ma è quella di saperserli costruire i beni che ci riempiono la vita, sapere che in qualsiasi momento si può fare a meno di petrolio, di supermercati e di macchine elettriche.
Chi di noi può dirsi così libero da autoprodursi il necessario?

Se continuerete a seguire il blog di Cesta di Artemide scoprirete che è nato un nuovo contenitore (www.erreallaquarta.blogspot.com) ricco di consigli e ricette su come avvicinarsi alla libertà di cui parlo. Scoprirete come farsi non solo il formaggio o il nocino ma anche la germogliatrice, la pasta di mais, monili e accessori moda con materiale di recupero, giocattoli a costo zero, ...Le cose che scoprirete aumenteranno di giorno in giorno non solo perchè 4 ragazze hanno deciso di dare corpo al magico mondo dell'autoproduzione ma anche e soprattutto perchè ognuna/o di voi è invitato a contribuire con le proprie conoscenze e il proprio bagaglio esperenziale.

Vi aspettiamo su:
www.cestadiartemide.blogspot.com
www.erreallaquarta.blogspot.com
Foto dell'articolo, la prima dall'alto mostra le 2 borsette nate dal laboratorio di feltro durante la serata informale tenutasi presso la Cesta di Artemide. Nelle altre foto si può osservaare Gaia mentre cuce e rifinisce le borsette in questione.

sabato 27 marzo 2010

3° incontro informale sugli eco-detersivi

Conoscere da vicino l'azienda Greenwood è stato molto più significativo che sentirne parlare o navigare nel suo sito. Oggi più che mai conoscere e parlare con i produttori ha una valenza senza eguali, vuol dire confrontarsi e stabilire insieme lo spirito di collaborazione che si ha intenzione di seguire. Jacopo e suo padre hanno portato l'elenco dei loro prodotti corredato di codice INCI (codice internazionale degli ingredienti di cosmetici e detersivi), in questo modo tutti i partecipanti hanno potuto non solo apprendere il reale significato delle componenti chimiche di detergenti e detersivi ma anche quali alternative meno inquinanti e tossiche esistono sul mercato.
Insieme ai titolari di Greenwood abbiamo anche capito quali motivi si celano dietro la necessità di utilizzare un componente piuttosto di un altro ritenuto meno dannoso per la salute; infatti anche nel campo della detergenza sono in atto diatribe molto serie sulla reale pericolosità di alcune molecole di sintesi diffusissime in questo campo.
I siti, i blog e i forum a tal proposito non si risparmiano e leggerli tutti sarebbe improponibile come complesso risulta identificare contenitori virtuali seri e autorevoli. Le cose più importanti che sono emerse durante la serata sono le seguenti:
la normativa attuale non prevede l'obbligo di scrivere in etichetta il codice INCI completo quindi chi lo fa si pone in modo trasparente nei confronti del consumatore.
I componenti in etichetta sono in ordine decrescente dal più presente al meno presente; al primo posto troviamo sempre acqua (scritto in latino aqua!), Greenwood utilizza acqua non calcarea.
Dopo l'acqua troviamo quasi sempre i tensioattivi (sodium coceth sulphate, decyl glucoside, sodium louroyl glutamate...), più alta è la concentrazione dei tensioattivi più il prodotto risulta sgrassante e aggressivo se i tensioattivi sono di origine petrolchimica;
il prezzo di un detergente dipende molto dalle concentrazioni e dalla qualità dei suoi tensioattivi
se i tensioattivi sono inseriti fra i primi posti negli ingredienti vuol dire che la loro presenza è alta
il sodium chloride è il normale sale da cucina (Greenwood utilizza sale nostrano!) utilizzato come addensante
dopo il sale possiamo trovare oli essenziali o parfum che servono a profumare, solo gli oli essenziali si possono considerare profumi naturali
altri componenti sono presenti per garantire la non deperibilità del prodotto e consistono nei parabeni (methyl paraben, butyl paraben, propyl paraben...)

Greenwood SI:
I detersivi e i detergenti Greenwood sono risultati:
ecologici
trasparenti
capaci di ridurre gli imballi perchè alla spina
convenienti
Greenwood NO:
La presenza di parabeni è stata criticata da alcuni partecipanti a causa della loro derivazione petrolchimica per questo Cesta di Artemide ha chiesto a Greenwood di creare una formulazione più idonea alle aspettative di un gruppo di acquisto motivato e attento.
Anche su questo fronte l'azienda si è dimostrata disponibile ad accogliere la nostra necessità di acquistare e scegliere un prodotto meno inquinante possibile.
Il prossimo passo sarà quello si scegliere il prodotto ai quali togliere i parabeni e con il quale sperimentare efficacia e deperibilità.

La Cesta di Artemide coglie l'occasione per ringraziare nuovamente l'azienda Greenwood che si è prestata a farsi conoscere, a rispondere alle domande scomode e che ringraziato i presente con una piccola scorta di prodotti omaggio.
Speriamo vivamente di poter crescere insieme rispettando ognuno le aspettative dell'altro.
Carolina
siti interessanti
www.promiseland.it
www.biodizionario.it

sabato 20 marzo 2010

Visita all'acquedotto di Luzzara (RE). Perchè bere l'acqua del rubinetto?


L'assessore all'ambiente Franco Parmiggiani ha invitato i genitori del nido di Reggiolo ad una visita all'acquedotto di Luzzara. La centrale distribuisce acqua non solo al comune ospite ma anche a Guastalla e Reggiolo. Io, madre di una bimba del nido, mi sono interessata alla cosa e ho ritenuto necessario condividere con tutti i visitatori della Cesta di Artemide il risconto di questa visita. Ho così scoperto che le falde locali contengono un acqua di qualità molto alta superiore alle mie aspettative e alla mia ignoranza in materia.
Sapete che 1000 litri di acqua del “Sindaco”costano solo 80 centesimi mentre 1000 litri di acqua confezionata costano almeno 150€ (le marche più econimiche)?
Ho scoperto con piacere che la nostra acqua non è meno salubre e sicura di quella della bottiglia anzi se ho deciso di parlare dell'acqua è proprio per dare informazioni certe sulla situazione dell'acquedotto locale. L'acquedotto di Luzzara attinge acqua da un pozzo situato a 40 metri sottoterra; la profondità e lo strato argilloso che sovrasta la falda isolano l'acqua dagli inquinanti di superficie.
Processi di potabilizzazione
Prima di sgorgare dal nostro rubinetto l'acqua subisce 2 filtrazioni importanti:
filtro biologico: rimuovono ferro, manganese e ammoniaca filtro a carboni attivi: i componenti organici restano intrappolati nelle porosità dei carboni disinfezione finale con biossido di cloro.

A parte il biossido di cloro l'acqua non subisce nessun trattamento chimico. Il biossido di cloro è un gas aggiunto all'acqua per renderla sicura e potabile fino alla fine del suo viaggio, per eliminarlo basta lasciare l'acqua a decantare alcuni minuti.

Controlli
pozzi: 1 contollo/2 volte al mese

impianto di filtrazione:(in/out) 2 volte al mese

serbatoi di stoccaggio
fontane pubbliche a rotazione ogni 15 giorni
scuole ed edifici pubblici
punti terminali della rete

Nel corso del 2009 sono stati effettuati 100 campionamenti per un totale di 1393 parametri analizzati. Nido, materne, elementari e tutti gli edifici pubblici richiedono regolarmente analisi puntuali per verificare lo stato dell'acqua che dalla rete pubblica giunge al rubinetto. I contolli quindi sono molteplici e incrociati tra loro così da tenere monitorata la situazione in modo costante e regolare;

Analisi chimica dell'acqua dell'Acquedotto di Luzzara
per valori completi

residuo fisso: 492,7 mg/l (classifica l'acqua minerale)
Durezza in °F: 38 (quantità di calcio e magnesio; oltre i 25° l'acqua è dura)
nitrati: 7.5 mg/l (valore limite per evitare effetti indesiderati sulla salute 50 mg/l)
nitriti : assenti (l'assenza di nitriti è un indicatore della qualità dell'acqua)


La moda di consumare acqua leggera, a bassissimo residuo fisso ancora non ha basi scientifiche; nemmeno il danno che crea il calcare sulle tubature è una prova che l'acqua dura sia pericolosa per la salute umana. Il calcio, il magnesio e gli altri minerali presenti nelle fonti naturali rispecchiano la geologia della zona e non creano nessun danno agli organismi viventi. Sicuramente consumare acqua economica e locale nuoce gravemente alla salute delle grandi marche di acqua; sta a noi decidere a chi regalare i nostri soldi ricordandoci che spesso le multinazionali utilizzano acqua di pianura o di acquedotto e che le bottiglie in cui viene conservata viaggiano a lungo, anche sotto il sole, anche per dei mesi e che sostano in magazzini di stoccaggio a volte umidi, a volte sporchi a volte al caldo a volte per tempi indefiniti.

La qualità dell'acqua del rubinetto è fortemente influenzata dalla qualità della falda da cui proviene; noi di Reggiolo, Luzzara e Guastalla siamo molto fortunati a poter attingere da una fonte sotterranea profonda e lontana da agenti inquinanti di superficie per questo buona regola e buon senso dovrebbero invitarci a bere l'acqua del “Sindaco” ogni qualvolta necessitiamo di bere e non soltanto per cucinare; anche i bambini piccoli e grandi possono tranquillamente bere e gustare l'acqua locale e a km 0 senza nessun timore per la salute ma anzi spendendo meno e utilizzando una risorsa controllata e controllabile.
Molti, compresa me, non acquistano acqua in bottiglia per evitare di produrre inutili imballaggi di plastica, altri lo fanno per risparmiare ma ora tutti noi possiamo trovare un motivo in più per favorire il consumo di acqua dal rubinetto non solo nelle case ma anche e soprattutto nei luoghi pubblici.
Aderiamo tutti alle campagne comunali, provinciali e regionali a favore del consumo dell'acqua dal rubinetto.
Aderiamo tutti al progetto IMBROCCHIAMOLA!

Ormai nessuno ce la può dare a bere!
Carolina Jimenez

mercoledì 17 febbraio 2010

Confronto costi detersivi normali e ecologici

Clicca sull'immagine per vedere nel dettaglio la tabella in cui vengono confrontati i costi dei detersivi in base alle quantità richieste per l'utilizzo.

venerdì 12 febbraio 2010

Incontro sul latte crudo, come fare il formaggio e lo yogurt

Venerdì 12 febbraio abbiamo conosciuto Marco Smerieri, produttore del latte crudo distribuito a Reggiolo, presso il panifico Bedeschi in via Pasubio 15. Perchè ci è sembrato utile e necessario conoscere questo produttore? Innanzitutto perchè Marco è l'unico a Reggiolo a distribuire latte alla spina, secondo perchè si è dimostrato molto disponibile a mettersi a nudo e a confrontarsi direttamente con i gasisti reggiolesi. Chi non conosce il latte crudo spesso ne ha paura e timore perchè convinto che questa bevanda sia pericolosa, inquinata, piena di microorganismi patogeni; nell'immaginario collettivo il latte crudo non è sicuro come quello pastorizzato o sterilizzato e, per fortuna, è così! Il latte commerciale è difatti un prodotto altamente sicuro ma morto!
I controlli sul latte crudo sono incessanti, rigidi e richiedono, da parte del produttore, un investimento economico importante; questi parametri mettono a dura prova gli allevatori ma permettono anche di garantire una sicurezza igienico-sanitaria che si avvicina al 100%! Nessuna merce può garantire la sicurezza al 100% nemmeno i giocattoli per bambini (tra gli articoli che destano più allarme nell'Unione Europea!) figuriamoci un alimento crudo! Ma è proprio qui il suo valore aggiunto, la trasparenza con cui ci viene offerto, la possibilità di andare da Marco e vedere come lavora, come tratta i suoi animali, quali alimenti somministra loro e quale tragitto compie il latte prima di giungere al distributore. Quali alimenti possono vantare un monitoraggio così trasparente e concreto?
L'esasperata sterilizzazione di ambienti e alimenti, l'alto numero di vaccinazioni, una sempre maggiore e precoce esposizione agli acari, i gas di scarico e l'inquinamento ambientale sono la causa principale dell'aumento di numerose patologie più o meno gravi quali: la sclerosi multipla, l'artrite reumatoide, la sindrome di Guillin Barrè, il morbo di Addison,l'anemia perniciosa, l'alopecia aerata, il morbo celiaco, il morbo di Crohn, la tiroidite di Hashimoto e molte altre...
Siamo talmente concentrati sulla potenziale carica batterica di oggetti e alimenti da dimenticare la vera ricchezza che la natura ci offre ogni giorno, le etichette ci ricordano la scadenza del prodotto quante calorie e quanti macronutrienti possiede ma non ci insegnano nulla su vitalità, quantità e qualità di enzimi e minerali, acidi organici, vitamine, tipologia di fibra.
Il latte crudo esce dalla mammella della vacca, viene posto subito in frigo a 4 gradi e da li portato nei distributori dove quotidianamente viene sostituito con altro latte crudo; in tutti i passaggi il latte staziona in ambiente asettico e igienicamente controllato. La filiera è cortissima, i chilometri ancora meno e la freschezza non ha paragoni, non ci sono prodotti equiparabili.
Cosa ci spaventa in realtà? Quali paure ancestrali si nascondono dietro la parola crudo? Ora come in nessun periodo storico viviamo circondati da ambienti e alimenti controllati e standardizzati dal punto di vista igienico e sanitario; lo scopo di preservare la nostra salute è nobile ma i mezzi per raggiungere questo obiettivo non tengono conto di altri fattori altrettanto indispensabili per il mantenimento della salute. Uccidere tutti i microorganismi con cui l'uomo ha sempre convissuto sta avendo gravi ripercussioni sul nostro fisico tanto che batteri e lieviti da sempre nostri inquilini aumentano il loro numero fino a diventare parassiti scomodi e invasivi. Un esempio sono l'Helicobacter pylori e la Candida albicans, organismi da sempre simbionti ma oggi sempre più scredidati a livello medico; Perchè ora, dopo milioni di anni di evoluzione e di convivenza pacifica, è scoppiata la guerra al batterio? Una teoria che ritengo molto valida trova una motivazione nel fatto che convivere con alcuni “potenziali” nemici mantenga il corpo in continuo e perpetuo allenamento come se uno stato di allerta quotidiano possa garantire al sistema immunitario un pronta efficienza dal punto di vista funzionale. Usando una metafora potremmo dire che un governo senza opposizione potrebbe diventare una dittatura! Noi stiamo perdendo questa opposizione da sempre nostra alleata nel mantenimento di un buono stato di salute fisica.
Consumare latte crudo, al posto delle altre tipologie di latte, può contribuire significativamente a ripristinare un disequilibrio interno alleviando disbiosi intestinale, e intolleranze al lattosio e può considerarsi molto più digeribile del normale latte fresco o uht.
Con Marco abbiamo scoperto i mille volti del latte e dei suoi derivati, con lui abbiamo imparato a fare il formaggio utilizzando siero e cagliata, abbiamo scoperto che il deposito che il latte fresco lascia sulle pareti e sopra la sua superficie altro non è che panna, squisita panna fresca! Solo un prodotto crudo può permettere alla panna di affiorare, provare per credere. Sapevate che si può fare lo yogurt senza lo yogurt ma semplicemente usando latte e mollica di pane? il resto lo crea il calore. Nel siero che avanza dalla cagliata, invece, risiede la ricotta e per fare il burro ci vogliono la panna, un po di latte e tanti scuotimenti!
Grazie di cuore Marco, non solo per il gelato e per il litro di latte che hai regalato a tutti noi ma grazie per averci mostrato il tuo mondo, così lontano da noi “uomini” di città eppure così vicino alle stalle che permeano i nostri territori.
Devo dire che sono rimasta affascinata dalla quantità di sapienza antica che si può apprendere e dispiaciuta per quella che si sta inesorabilmente perdendo, l'autoproduzione, oltre a renderci persone più responsabili, è anche un ottimo diversivo alla crisi che tutti noi stiamo vivendo.
Vi ricordo che un litro di latte crudo costa 1€ ed è disponibile a tutte le ore;
Il latte crudo va conservato ad una temperatura inferiore ai 4° e consumato entro 48 ore dall'acquisto. Per prolungarne la durata va bollito.
Alcuni consigli pratici:
Vi avanza latte crudo e non sapete cosa farne? Non buttatelo assolutamente ma fate un formaggino tipo primo sale o lo yogurt, oppure fate una torta o un budino, le alternative sono molte!
Ricette: www.lalatteria.it/ricette_latte_crudo.html
Tutto sul latte crudo e sui distributori: www.ilmiolatte.it

mercoledì 10 febbraio 2010

Fabrizio Zago ci spiega i cosmetici e i detersivi biodegradabili


Quanto inquinano i cosmetici e i detersivi? Tantissimo! Troppo! Fabrizio Zago, autore del biodizionario (), lo ha spiegato all'incontro a Reggio Emilia, martedì 9 febbraio 2010, con la chiarezza e scientificità' che contraddistinguono il suo modo di lavorare..e un pizzico di ironia. Ovviamente Elena e Carolina non potevano mancare l'appuntamento..e vi condividono una parte della serata con un filmato.

• Abbiamo scoperto cosa sono e come agiscono i i tensioattivi. Una persona consuma circa 4,4 g/die di tensioattivi derivati dai detersivi e circa 6,15 g/die di tensioattivi derivati dai cosmetici; è facile intuire che non sono solo i detersivi ad inquinare!
• I saponi si dividono in solidi e liquidi, i primi sono altamente biodegradabili ma il loro alto ph (9-9.5) li rende poco validi dal punto di vista cosmetico; i saponi liquidi invece inquinano di più ma il loro ph(5,5) è simile a quello della nostra pelle (5.5 epidermide e 4.0 zone intime), quindi sono più idonei al trattamento cosmetico.
• Gli sbiancanti ottici usati in moltissimi detersivi moderni non tolgono la macchia ma illudono il nostro occhio riflettendo un bianco che più bianco non si può! Oltre ad ingannarci inquinano fortemente la vita acquatica.
• L'acchiappacolori è una trovata pubblicitaria priva di utilità, i colori si depositano tanto sul pannetto raccogli colori tanto sui vestiti; provare per credere.
• Petrolati e derivati (paraffinum liquidum) sono stati considerati cancerogeni con Decreto legislativo n.626/94 ma una postilla della normativa permette tuttora di utilizzarli. Le alternative possibili sono: poly decene, cocco gliceridi, grubert alcool...
• Il sequestrante Zeolite “A” considerato ecologico in realtà è altamente tossico
• Stessa cosa per l'ingrediente EDTA, presente in moltissime confezioni, è da evitare per la sua capacità di rendere il mercurio (Hg) dei mari facilmente assimilabile dalla fauna marina
• Brillantanti e ammorbidenti favoriscono allergie e dermatiti ma possono essere sostituiti entrambi da una soluzione di acido citrico al 10-15% (lo si trova in polvere in farmacia o su siti verdi quali officinanaturae.it; versato nelle apposite vaschette rende l'acqua più dolce.
• DA EVITARE SEMPRE L'USO DELL'ACETO che aggredisce le superfici metalliche liberando il nichel e favorendo la sempre crescente allergia da nichel
• Il sistema di allerta europeo (RAPEX NOTIFICATION) ha stimato che tra gennaio e novembre 2008 i prodotti più contraffatti sono: al 1°posto i giocattoli e al 7° i cosmetici mentre per quanto riguarda i paesi di origine al primo 1° si trova la Cina (e non ci stupiamo) mentre al 4° l'Italia (e ci dispiace molto!!)
• Palline e noci lavatutto lavano come l'acqua: bocciate!
• Ultimo argomento i deodoranti: tutti equamente sconsigliati per la caratteristica che hanno di tappare le ghiandole sudoripare (attenzione quindi ad alluminio e derivati:leggere bene le etichette)impedendo al corpo di svolgere una delle sue funzioni essenziali: espellere sudore e tossine; i sali di alluminio e il triclosan vanno evitati accuratamente mentre si può optare per un deodorante naturale a base di bicarbonato di sodio da tamponare sulle ascelle.

Per saperne di più visitate il blog http://www.ecoblog.it/tag/fabrizio+zago o il sito biodizionario.it, una pronta guida che informa su ogni singolo ingrediente presente nel codice INCI dei cosemtici.
Altri siti interessanti: saicosatispalmi.org, http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2, http://lola.forumup.it/


lunedì 25 gennaio 2010

Reggiolo, imparare a fare il pane in casa con una "mamma" di 110 anni!


L'evento si è svolto presso la Cesta di Artemide di Reggiolo, venerdì 22 gennaio 2010. Conoscere una madre di 110 anni non è una cosa che avviene di frequente ma venerdì sera tutti i presenti hanno avuto l'onore di conoscere da vicino la madre biologica di Nicoletta. Accudire una madre così vissuta non è poi impossibile solo richiede attenzione e costanza. Nicoletta ci confida che segue la sua mamma da ormai 20 anni ma che prima di lei altre mani hanno nutrito e protetto questa creatura dalla sua morte. Infatti il lievito madre o pasta acida o come lo si voglia chiamare non è cosa per tutti e soprattutto non tutti lo conoscono così da vicino come noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere grazie alla nostra fornaretta preferita! Lei, che di pane se ne intende, ci ha svelato la vera essenza del grano, della farina, del germe e dei mulini che mai come oggi hanno modificato e snaturato nella sua intimità il più diffuso cereale del mondo: il grano. Quante cose ci siamo accorti di non sapere, quante cose cominceremo a cercare e cambiare da ora in avanti; fare il pane non sarà più la stessa cosa o almeno non avrà più la poca consapevolezza di prima quando pensavamo che fare il pane fosse la semplice unione di farina acqua e lievito di birra; grazie alla Nico abbiamo ri-scoperto la cucina del passato fatta di attese, di umori, di sincronia, di fatica, di prove ed esperimenti che nel tempo regalano tante soddisfazioni ed emozioni.
La riunione informale è diventata l'inizio di un percorso di gruppo che speriamo ci porti molto lontano in mondi sconosciuti e abbandonati ma pieni di magia e di sapori. Nicoletta ci ha fatto conoscere un nuovo modo di Vedere il pane attingendo dalle memorie passate per arricchire il nostro presente.
Per suggellare l'incontro Nicoletta ha chiesto ad un volontario di nutrire la madre per poterla poi dividere tra tutti i presenti a ricordo di una serata di alt(r)a cucina. Grazie Nico ora ti aspettiamo per un laboratorio sul pane..

In cantiere: cosmetici naturali, eco-detergenti, yogurt, energie alternative...e tanto altro, continuate a seguirci!

Gli Incontri Informali della Cesta vorrebbero essere momenti di scambio culturale ad alto impatto sensoriale; proprio per questo sono gratuiti e aperti a tutti. Eventuali spese (pochi euro) verranno suddivise tra i partecipanti.

Nicoletta ci ha scritto un messaggio sulla serata del 22 gennaio:

E' la fornaretta che scrive e vorrei aggiungere un commento alla bella e accogliente serata informale organizzata dalla Cesta di Artemide.
Più che dedicata al pane, è stata orientata all'avvicinamento alla "sua madre", perchè senza dubbio alcuno, è la protagonista.
I miei sono piccoli tentativi per comunicare quanto sia importante avere fiducia in se stessi e riporne altrettanta nella madre.
E' madre perchè genera, perchè infonde vita in ciò che tocca, è madre perchè dal poco ottiene il tanto e con la sua presenza trasforma e migliora tutto quello che avvicina ... ma esige il Suo di tempo ... e su questo non transige!
Capace di perdonare qualsiasi errore e vitale molto oltre la vita umana.
L'unica cosa che chiede è il nostro tempo, di tanto in tanto, in cambio ci dona la vita.
L'origine profonda di questo nome deve aprirsi a noi come una cosa vicina, alla portata di tutti, senza paure di dover rispettare temperature e sequenze di azioni millimetriche a tal punto da sentirci in colpa se non "riusciamo" a fare il pane.
Certo, è necessario essere preparati a vivere qualche insuccesso ma non per la nostra incompetenza bensì per la scarsa conoscenza, reciproca, degli elementi. Debbono avere il tempo di frequentarsi.
Gli elementi siete voi, la farina, l'acqua, la temperatura esterna, l'umidità, i batteri specifici di casa vostra, il calore del vostro forno, il vostro umore ... e poche centinaia di altre cose. Non è umano pensare che tutto questo si sincronizzi in un attimo solo perchè lo desideriamo.
Dobbiamo sperimentare la facilitazione e tutte le volte avremo delle sorprese e tutte le volte ci stupiremo e l'esperienza non sarà mai finita.
Questo è il bellissimo compito che intraprende chi comincia ad impastare ed è portato dagli elementi stessi alla presenza costante.
Fare il pane con la madre ci insegna a conoscere i tempi degli altri, il tempo del legno che arde, il tempo dell'impasto che cresce, il tempo del forno che cuoce e il nostro di tempo che coordina tutto questo.
Impareremo molto più di quello che insegneremo. E' un bel movimento, lo consiglio di cuore.

Grazie alla Cesta e spero non finisca qui ...

mercoledì 13 gennaio 2010

Il pane di Nicoletta, una fornaretta molto speciale


Ho sempre cercato un pane vivo pieno di speranze per un futuro migliore capace di salvaguardare anche il più silenzioso organismo vivente dall'estinzione. La maggior parte delle varietà di cereali stanno scomparendo semplicemente perché noi non le consumiamo più. Mangiare tutto quello che la nostra terra ci offre e' segno di riconoscenza e di rispetto. Per questo appena ho assaggiato il pane di Nicoletta molti ricordi dei sono emersi nella mia mente: i sapori, la consistenza e il colore mi richiamavano gli antichi mestieri e la fatica di un lavoro duro ma legato alla terra e ai nostri nonni. Nicoletta produce da sola un pane unico e imprevedibile, dove lievito e farina si incontrano e si amano ogni volta in modo diverso. Grazie alle parole di questa speciale fornaretta, che ama il suo Il pane come una madre ama il proprio figlio, ho capito l'enorme differenza tra il pane industriale e quello artigianale. I grani macinati a pietra e la farina impastata a mano regalano umiltà, semplicità e forza vitale alle sue preziose pagnotte. Oggi possiamo considerarci grano-dipendenti, duro o tenero che sia, consumiamo solo grano. Non c’è niente di male ad essere grano ma è un limite, è come avere un amico solo. Ce lo propinano in tanti prodotti, tutti diversi ma in fondo tutti uguali : biscotti, pizze, panini, fette biscottate, crackers, torte ecc; tutto grano, nient’altro che grano e in più raffinatissimo ! Non è un caso che sia tanto aumentata la percentuale di popolazione intollerante al glutine ! Quale pretesto migliore del pane per riappropriarsi di una alimentazione varia di cereali come la segale, il farro e tutto ciò che viene coltivato biologicamente nelle nostre terre. Noi siamo e stiamo in relazione con l’ambiente nel quale viviamo, ci dobbiamo nutrire dei prodotti della terra che calpestiamo e sostenere chi ha deciso di continuare a coltivarla.
Raffinare la farina e' uno spreco enorme e l'intera umanità ne sta pagando le conseguenze sulla propria salute: quando mangiamo il pane bianco mastichiamo solo amido che trasformiamo poi in zuccheri, rinunciando al germe, ai sali minerali e alle fibre. Non tutti sanno che un kg di farina bianca assorbe 500 gr di acqua, mentre un kg di farina integrale ne ha bisogno di almeno 700! Oltre a nutrire di più, nutre pure più persone ! Questa capacità nutrizionale è determinata anche da quanto ci ha reso realmente disponibile, in termini di digeribilità, il processo di lievitazione. Il lievito di birra, pur essendo naturale, è un esercito compatto di saccaromiceti : una colonia di funghi che sanno fare una sola cosa : demolire gli zuccheri (prima amidi) trasformandoli in anidride carbonica e alcool etilico (che evapora durante la cottura). Tutti gli altri componenti rimangono inalterati, non sono assimilabili. Ecco perché ha un senso utilizzare il lievito di birra con le farine raffinate e non con quelle integrali.
La lievitazione con la pasta acida, invece, è un insieme eterogeneo di tantissimi microrganismi (batteri, funghi, lieviti e muffe), tutti con un compito differente, con una capacità diversa di trasformare l’ambiente in cui vivono. Si chiama pasta acida perché il risultato della fermentazione produce anidride carbonica e acido lattico ed è proprio quest’ultimo a conferire un sapore lievemente acido al pane. Un sapore deciso che esprime la “fatica” del cambiamento ma che è anche testimone garante dell’avvenuta trasformazione e vale senz’altro la pena dargli fiducia sperimentando nuovi sapori. La miglior pezzatura non dovrebbe essere inferiore ad un kg perché con questa quantità si preserva la vita dei batteri anche durante la cottura. Nel cuore del pane la temperatura non supera i 60°; subito tramortisce i microrganismi ma nel giro di 24/36 ore si riattivano rendendolo di nuovo “vivo”. Questo è uno dei motivi per cui non bisogna mangiarlo subito. Sarà impastato a mano, in una madia di legno e si “arricchirà” di tutti gli umori e le energie della fornaia ... per questo ed altri motivi ancora sarà sempre unico e sempre diverso. Infine bisogna cuocerlo: il calore giusto è quello prodotto dalla legna e il contatto preferito quello con la pietra.



Si uniscono e collaborano così tra loro, elementi primordiali ed essenziali per l’esistenza della vita : il fuoco, la pietra, l’acqua e i cereali.
Se volete sapere dove trovare la pagnotta di Nicoletta dovete scriverle a questa mail:
nico.letta@livecom.it oppure potete richiederlo direttamente alla Cesta di Artemide di Reggiolo.